Punti di vista

La sicurezza pubblica è uno dei diritti che ogni Stato deve garantire ai propri cittadini. Secondo forme e modalità che però non devono ledere in nessun modo libertà e democrazia. È questo, sicuramente, uno dei compiti più difficili da portare avanti, ma anche quello dove troppo spesso si prendono decisioni con poca valutazione. Un tema sentito da tutti, ovviamente. 

Ne parliamo con Daniele Veratti, sociologo e criminologo, attualmente impegnato in problematiche legate alla sicurezza urbana, ai cosiddetti “reati predatori”, alle questioni del controllo sociale, del vandalismo urbano, del degrado ambientale e dei fenomeni migratori. Membro della Società Sammarinese di Criminologia, per la stessa si occupa più strettamente degli aspetti sociologici della devianza e coordina le attività formative. Una attività di rilievo, questa: all’ultimo corso organizzato dalla Società, di introduzione alla criminologia, hanno partecipato circa settanta persone, molte delle quali appartenenti alle forze di polizia e a quelle militari di San Marino e dell’Italia. Proponendo un modello formativo nuovo per aggiornare e fornire le chiavi per gestire al meglio situazioni “critiche” in un eventuale contesto operativo. La formazione degli operatori è fondamentale ed è su questo che la Società Sammarinese sta investendo molto.

 

Buongiorno dottor Veratti. Iniziamo con il dire che cosa si intende per sicurezza pubblica? 

La sicurezza pubblica è un diritto e, allo stesso tempo, una pre-condizione posta alla base di tutti i diritti costituzionalmente garantiti. Il diritto al lavoro, il diritto di associarsi, il diritto all’elettorato... ogni singolo diritto potrà essere garantito dallo Stato solo se prima è garantita la sicurezza. Per Stato non intendo solo quell’insieme di soggetti pubblici “istituzionalmente” preposti a tale funzione, ma anche i singoli cittadini che, se attenti e partecipi, svolgono un ruolo di deterrenza naturale delle condotte devianti. In questo senso la sicurezza pubblica è per ogni cittadino un diritto-dovere.

 

Quali sono le caratteristiche di uno Stato sicuro?

Uno Stato sicuro è quello capace di dotarsi di politiche della sicurezza integrate e partecipate, che non si limitino all’uso esclusivo di strumenti di sorveglianza e sterilizzazione del territorio ed alla applicazione di mere azioni coercitive-contenitive; esse devono riscoprire la funzione “naturale” di ogni singolo attore sociale (istituzionale e non). Come dicevo prima, infatti, non bisogna mai dimenticare che l’insicurezza è una delle conseguenze del basso livello di controllo naturale del territorio, causata anche ad una scarsa partecipazione dei cittadini alla vita del Paese.  In questo senso è importante che vengano elaborate politiche tese a rafforzare negli individui il senso di territorialità, cosicché la società sviluppi e incrementi al suo interno una sempre maggiore sensibilità e vitalità urbana. La sicurezza pubblica è - per definizione - sicurezza partecipata. 

Ogni tanto si sente qualcuno che tenta di vendere soluzioni e “pacchetti” miracolosi, ma – mi creda – modelli “preconfezionati” di “produzione” della sicurezza non esistono. Peraltro quando parliamo di politiche della sicurezza dobbiamo fare sempre riferimento a percorsi piuttosto lunghi che, spesso, si scontrano con periodi di governo - in proporzione - piuttosto brevi... e questo influisce, in maniera talvolta determinante, sulla buona riuscita degli interventi. Bisogna poi ricordare che tali politiche devono sempre agire su due fronti, che molto spesso non coincidono: i fenomeni e le condotte devianti e la percezione del senso di insicurezza.

 

E dunque qual è la percezione dei cittadini del problema sicurezza?

Non sempre la percezione dei cittadini coincide con il reale stato della sicurezza di un dato Paese: non è detto, infatti, che ad una diminuzione del numero di reati commessi a Domagnano, ad esempio, corrisponda una riduzione della percezione di sicurezza negli abitanti di tale Castello! Quando parliamo di percezione facciamo riferimento ad un sentimento, ad uno stato d’animo... . Sono tanti i fattori che influenzano la percezione... in primis i mass media. È noto che i cosiddetti reati predatori (scippi, furti in appartamento, ecc.) influiscano sulla percezione del senso di insicurezza in maniera molto maggiore rispetto, ad esempio, ai “White Collar Crime” (crimini dei colletti bianchi). 

E’ emblematico l’esempio del ladruncolo che sfila il portafoglio dalla borsetta della turista e, spintonando la sua vittima, si dilegua tra la folla e del grande imprenditore che si impossessa illegalmente di milioni di euro dalle casse dello Stato o che riesce a truffare numerosi investitori. In entrambi i casi abbiamo a che fare con un furto, ma nel primo caso - benché il danno provocato sia nettamente inferiore rispetto al secondo - la vittima percepirà l’evento con maggiore ansia e preoccupazione. 

Negli ultimi anni si parla molto di crisi dei confini: il crollo delle frontiere europee e la libera circolazione delle persone, la straordinaria accelerazione della mobilità umana a livello globale, il venir meno dei tradizionali confini della città (oggi si parla quasi sempre di area urbana o area metropolitana...), la cosiddetta globalizzazione... sono tutti eventi che hanno portato l’individuo a sentirsi fragile e, di conseguenza, a ricercare protezione - con sempre maggiore insistenza - nella sua intimità e nella proprietà. La crisi dei confini è una caratteristica tipica della età postmoderna: il confine non è altro che la rappresentazione simbolica utilizzata dagli individui per comprendere la realtà sociale.

Quanto più i confini diventano fluidi ed evanescenti, tanto più il loro tracciato incerto incide sull’identità. Non è un caso che i crimini che generano nella collettività maggiore insicurezza sono proprio quelli che violano la sfera intima e privata dell’individuo, ovvero quelle condotte devianti, tendenzialmente orientate alla proprietà, connotate da una componente, più o meno forte, di violenza da parte dell’aggressore (i reati predatori, appunto). Ritengo che la crisi dei confini coinvolga, anche se in maniera sensibilmente ridotta, anche i cittadini sammarinesi che, pur vivendo in un contesto ove l’idea di confine è ancora in un certo senso presente, subiscono comunque i più ampi fenomeni di mobilità umana globale. 

 

Sicurezza e immigrazione. Per molti il problema sicurezza è intrinsecamente legato a quello della presenza di immigrati. 

Guardi... delle relazioni specifiche tra immigrati e sicurezza o criminalità se ne parla continuamente e, purtroppo, molto spesso a sproposito. La questione è molto complessa ed andrebbe analizzata “dati alla mano”. Inchieste o sondaggi (peraltro molto spesso davvero superficiali e semplicistici), in cui vengono messe in luce relazioni dirette tra immigrazione e criminalità, personalmente mi spaventano molto; posso affermare, comunque, che recenti studi sociologici e criminologici hanno sostanzialmente fatto emergere una non corrispondenza tra i due fenomeni. Se di una relazione dobbiamo parlare, sarebbe molto più interessante approfondire quella tra integrazione e devianza. Dal punto di vista della sicurezza pubblica, infatti, è importante sottolineare che – oggi più che mai – le politiche della sicurezza debbano dialogare e correlarsi con quelle di “integrazione”, al fine di sviluppare una sempre maggiore conoscenza reciproca tesa a ridurre forme di conflittualità sociale. È fondamentale che, in una società democratica, alla base delle relazioni tra cittadinanza indigena ed immigrata, vengano sviluppate - in una logica di dialogo e, ovviamente, di rispetto delle regole - politiche serie da una parte dei decisori


La sicurezza è uno dei ‘cavalli di battaglia’ di ogni campagna elettorale. Questo perchè è un problema che tocca tutti. Ritiene che sia, al di là della sua importanza, uno di quei temi di facile comprensione ma di grande effetto?

Direi proprio di sì... riuscire a fare sentire più sicuri i propri cittadini significa avere migliorato sensibilmente la loro qualità della vita. La gente è molto sensibile a queste tematiche e osserva attentamente il comportamento di chi governa ed i risultati prodotti dalle politiche della sicurezza. 

E’ importante considerare che per la progettazione e la realizzazione di un efficiente piano di sicurezza urbana occorrono periodi di tempo piuttosto lunghi. Uno dei problemi per i tecnici del settore sono i cambi di governo... questo, ovviamente, non per una questione politica, ma per un problema di mantenere “stabile” il progetto in fase di realizzazione e di sviluppo.

Un buon amministratore deve avere la consapevolezza di questo e cercare di dare continuità al lavoro ereditato dal governo precedente. Dare organicità, sistematicità e continuità alle pianificazione della sicurezza urbana è estremamente difficile, ma anche molto importante per ottenere risultati che, peraltro, potrebbero tornare utili in una eventuale campagna elettorale. 

 

Crede che uno Stato “di polizia”, come vorrebbero molti, sia idoneo a garantire la sicurezza?

Non credo che uno Stato di polizia sia una soluzione. La polizia ha un ruolo fondamentale nella sicurezza del Paese, ma non può e non deve essere la soluzione di tutti i problemi. Mi spiego. L’impiego massiccio di forze dell’ordine consente di risolvere rapidamente un problema, ad esempio, di criminalità diffusa; in questo caso parliamo di politiche per la sicurezza “efficaci”, ovvero caratterizzate da azioni forti che, prescindendo dai costi, consentono di raggiungere in breve tempo l’obiettivo prefissato. Ma quali sono le conseguenze di questo genere di politiche? 

Il “degrado” potrebbe spostarsi in aree limitrofe, non soggette al controllo della polizia; oppure una volta che la polizia se ne è andata, i luoghi potrebbero tornare come prima; e poi i costi estremamente elevati. Viceversa, un politica “efficiente” raggiunge  il miglior risultato con un determinato budget. Di norma le politiche efficienti tendono a svilupparsi in lassi di tempo più lunghi e con logiche di tipo integrato e multidisiplinare. In questo caso la polizia avrà – così come ogni singolo attore sociale – un ruolo fondamentale, ma non esclusivo. Colgo l’occasione per fare una considerazione personale alla luce del corso di criminologia da poco concluso, al quale hanno partecipato numerosi appartenenti alle forze dell’ordine e militari sammarinesi: io ed i miei collaboratori abbiamo trovato operatori preparati e interessati alle tematiche criminologiche. Posso dire che il livello delle polizie sammarinesi è alto; molti docenti, con cui ho avuto modo di parlare in questi giorni, sono rimasti positivamente colpiti dall’interesse dimostrato dai predetti. Ciò è fondamentale per riaffermare come sia importante la formazione del personale preposto al controllo sociale ed alla sicurezza pubblica per una buona messa in atto delle politiche della sicurezza. In questo senso è un bene che in Repubblica i Comandi e le Istituzioni dimostrino, collaborando ad iniziative del genere, una particolare sensibilità a questo genere di cose.