Soroptimist

Rwanda, un gioiello nel verde




Organizzata dal Soroptimist una mostra di prototipi creati dal corso di design dell’università e destinati a diventare “gioielli” tramite la tecnica dell’intreccio delle donne rwandesi      









Rwanda, un nome che richiama alla memoria un feroce genocidio dei primi anni ‘90. Guerre tribali e povertà assoluta. L’indice di povertà di questo paese è tra i più alti del mondo. Per la sofferenza invece, al di là di ogni statistica analitica, restano il dolore di chi ha subito tanto strazio, le amare conseguenze dell’aids e dei processi per la giustizia che ancora sussistono. 
E’ proprio in quegli anni che comincia anche il progetto di solidarietà del Soroptimist club di San Marino per aiutare le donne, gli orfani e le vedove anziane di quella martoriata terra. E’ del 1993 il gemellaggio con il primo club di Kigali e la collaborazione costante e fattiva con le amiche rwandesi per aiutarle a superare le grandi emergenze. 
Negli anni, grazie anche al contributo venuto dalle istituzioni e dai singoli cittadini, il progetto iniziale di sostenere una farmacia ha preso consistenza nell’adesione alla proposta dello stesso club di Kigali di costruire, nell’ambito del sostegno soroptimist internazionale europeo, un centro di accoglienza e di formazione.
Con il concorso di tante forze, il progetto ha preso così forma di case, girdino di prima infanzia, scuola, sala polivalente, dormitori, refettorio, laboratorio professionale, servizi.
 
Soroptimist e corso di design
Ma come aiutare le donne a trovare anche una loro indipendenza economica? 
Non basta regalare un pesce, molto meglio insegnare a pescare. Ed ecco allora la nuova idea, nata in seno alla federazione europea, “Salvaguardare le tecniche artigianali attraverso la realizzazione di prodotti moderni e la loro vendita in paesi industrializzati” immediatamente accolta e trasformata in progetto esecutivo dal Club di San Marino. L’idea è accativante, ma come trasformare in un prodotto di marketing un’economia prevalentemente di sussistenza, dove le materie prime sono totalmente legate ancora alla natura e la tecnologia è appena agli inizi?
E’ qui che nasce la collaborazione con il Corso di Design Industriale dell’Università di San Marino.
In particolare con due professori i quali, insieme ad una delegazione del Soroptimist, si sono recati in Rwanda per documentarsi sulle tecniche usate in loco per la produzione di piccoli oggetti di uso quotidiano. Vengono confezionati dalle donne, con grandissima maestria, tramite la tecnica dell’intreccio di fibre vegetali. Conoscenze antiche, tramandate di madre in figlia, così perfette e funzionali da assumere quasi una dimensione artistica.
Perchè allora non estendere queste tecniche alla produzione di oggetti di design, commerciabili anche al di fuori di un mercato così ristretto come quello locale?
Dal Corso di Design parte il workshop di un gruppo di studenti dedicato alla progettazione di “gioielli”. Collane, bracciali, ciondoli, orecchini, assolutamente originali e bellissimi, tanto da meritare una vetrina del tutto eccezionale.
 
La mostra e il corso di formazione
Nasce così la mostra inaugurata il 22 maggio scorso presso il ridotto del Teatro Titano e aperta al pubblico fino al 31, con il significativo titolo “Rwanda, un gioiello nel verde” alla quale seguirà a settembre, presso il centro San Marco do Kanombe, il corso di formazione ad un gruppo di giovani locali affinchè questi prototipi possano essere trasferiti nella tecnica dell’intreccio.
I gioielli in fibra naturale, potranno dunque diventare non solo una nuova moda, ma soprattutto il mezzo attraverso cui le donne rwandesi potranno incentivare la loro piccola economia e, a loro volta, aiutare altre donne, altre famiglie. 
Un progetto europeo di solidarietà internazionale trasmesso, attraverso il volontariato, alla concretezza dei fatti. Grazie al Soroptimist, all’Università di San Marino, e soprattutto alla cosapevolezza che, a volte, basta davvero poco, per migliorare la vita di chi ha bisogno. 
 



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