Bellezza e salute

Concetto di AAM (tossine) e sua importanza in ayurveda

La medicina ayurvedica dà molta importanza al processo digestivo ed al suo ruolo principale nel mantenimento della salute. Questo processo fisiologico fornisce quotidianamente al corpo i mezzi necessari per la sopravvivenza. Per farlo è necessario che le molecole alimentari, una volta introdotte, siano semplificate nella loro struttura per attraversare la parete intestinale ed assumano una forma idonea per essere assorbite ed assimilate dai diversi dhatu (tessuti). 









L’appropriata crescita di questi tessuti richiede la completa ed efficace trasformazione del cibo giunto dal metabolismo degli stadi precedenti; è quindi essenziale per la salute che il processo sia efficiente in tutti gli stadi, sia a livello gastro-enterico che a livello dei dhatu.
Per capire fino in fondo il concetto d’alimentazione è necessario innanzi tutto definire il termine Agni (letteralmente dio del fuoco); esso rappresenta il principio attivo del cambiamento, la “specializzazione” gastrointestinale del dosha pitta ed è presente sia a livello cellulare sia a livello più complesso d’organi e tessuti. Secondo la funzione che esplica esso viene in genere classificato in tre modi:
-jatharagni rappresentato dal fuoco digestivo principale localizzato a livello gastrico e a livello dell’intestino tenue
-bhutagni dato dai cinque fuochi digestivi elementari che risiedono nel fegato e che hanno il compito di trasformare i cinque elementi primari dei cibi in elementi omologhi e che possano divenire parte del rasa, cioè del plasma,
-dhatuagni che agiscono sul metabolismo dei sette tessuti.

Come sono le fasi della digestione?
La prima fase della digestione, chiamata prapaka, inizia con l’entrata del cibo in bocca dove viene in contatto con la zona dominata dal dosha kapha; qui a causa dell’abbondanza delle secrezioni acquose il cibo è liquefatto, aumenta di volume ed assume un sapore prevalentemente dolce.Successivamente, con il progressivo movimento, passa nella seconda fase della digestione a livello della zona mediana dove cominciano a prevalere le secrezioni acide della zona dominata dal dosha pitta. Nello stadio finale la massa di cibo entra nella zona vata a livello dell’intestino dove avviene la separazione delle parti nutritive da quelle di scarto e il completo assorbimento. Qui la massa del cibo, che ha assunto un sapore piccante, diminuisce perché viene a mancare l’elemento acqua.
La seconda fase della digestione, detta vipaka, inizia dal momento in cui le sostanze nutrienti sono assorbite a livello della valvola ileocecale, nel tratto di congiunzione tra intestino tenue e crasso. Successivamente avvengono tutta una serie di trasformazioni metaboliche sempre più raffinate ad opera dei diversi dhatuagni. Risulta chiaro che ogni carenza di nutrimento a livello di un tessuto andrà ad indebolire tutti i dathu successivi. Questo secondo stadio si esaurisce quando tutti i tessuti hanno ricevuto nutrimento sufficiente. Lo stadio finale produce Ojas il quale rappresenta il fattore responsabile dell’immunità. 
Una cattiva digestione porta quindi non solo ad un blocco dell’eliminazione dei prodotti di rifiuto del metabolismo, ma anche all’incapacità di trasformare ed assimilare il cibo. Per prevenire tutto questo l’ayurveda consiglia un regime dietetico in grado di garantire sia l’eliminazione di aam presente, sia la sua nuova formazione.

Ma dove e perché si genera questa sostanza tossica?
In tutto il tratto gastroenterico esistono delle cellule specializzate per la produzione di muco. Esso ricopre un’importanza fondamentale nel proteggere le pareti dell’apparato digerente e con le sue proprietà adesive contribuisce a tenere unito il materiale fecale.
Quando però il tratto digerente è sottoposto a forti stimoli irritativi o ad abitudini alimentari sbagliate, la mucosa tende a secernere un’eccessiva quantità di muco che nel tempo tende ad accumularsi sulle pareti intestinali.
Esistono poi alcuni cibi “mucogeni” in grado di per sé di creare, una volta ingeriti, una specie di colla portando quindi ad una notevole riduzione dell’assorbimento dei nutrienti. Altri alimenti in grado di formare muco possono essere: carne di maiale, carne di manzo, molluschi, tuorlo d’uovo, formaggi stagionati. 
Un Agni debole o una cattiva masticazione possono portare un cibo con dimensioni maggiori a non essere assorbito dando origine ad un primo fenomeno putrefattivo, favorito dalla temperatura di 37 C° e dalla presenza di sostanze organiche.

Quali sono le conseguenze?
Aam quindi non è altro che un accumulo di materiale non digerito che comprende frammenti di cibo grossolano, se questo muco non è rimosso porta a tutta una serie di conseguenze:
1. Si genera un aumento della permeabilità intercellulare indebolendo la funzione di barriera al passaggio di sostanze tossiche. Questo può portare ad una complessa risposta sia a livello immunitario sia allergico. 
2. Il ristagno delle tossine a livello della tonaca mucosa del tenue inferiore provoca un’eccessiva stimolazione dei noduli linfatici causando problemi come asma, allergie respiratorie e cutanee.
3. Le sostanze nutritive, prima di arrivare nel sangue, devono passare attraverso lo strato di rifiuti depositati nell’intestino che trasforma, come un filtro sporco, anche alimenti d’ottima qualità in tossine. Queste sono poi trasportate in tutti i distretti dell’organismo, soprattutto quelli più deboli, generando una grave tossinemia.
4. L’alterata funzione depurativa dell’intestino è deviata sul fegato e sui reni i quali vanno in sovraccarico funzionale.
5. La putrefazione provoca una variazione del ph a livello della flora intestinale andando così a modificare l’attività dei batteri ed alterare l’equilibrio tra quelli acidofili-bifidi e gli organismi coliformi. In tali condizioni, venendo a mancare i batteri antagonisti, i funghi (ed in particolar modo la Candida) proliferano a dismisura.

Come possiamo prevenire questi fenomeni?
Il regime ayurvedico, che ha l’obiettivo di eliminare aam dall’apparato gastroenterico e di impedire la sua evoluzione in un processo patologico esteso ad altri organi, consiste in un trattamento integrato che comprende non solo l’alimentazione, ma anche le abitudini d’igiene alimentare, l’uso quotidiano di fitorimedi, di spezie e di home remedies (rimedio casalingo).
Il trikatu, per esempio, rappresenta una potente sinergia di pepe nero, pepe lungo e zenzero la quale, presa quotidianamente con il miele, favorisce le funzioni fisiologiche della digestione e dell’assimilazione. Un modo per sciogliere aam è di bere ogni giorno una tisana di zenzero oppure di assumerne mezzo cucchiaino di succo fresco con mezzo cucchiaino di miele. Un ottimo rimedio casalingo per smaltire aam consiste nell’assumere una tisana preparata con polvere di cumino (1 cucchiaino), polvere di coriandolo (1\2 cucchiaino), un pizzico di assafetida, polvere di ajwain (1\4 cucchiaino), il tutto sciolto in 1\2 bicchiere di acqua.  
Per quel che riguarda la dieta l’ayurveda consiglia di: ridurre i cibi che producono muco, seguire una dieta dissociata e che non determini eccesso d’acidità, diminuire il consumo di proteine animali ed evitare cibi mal conservati. 

Cosa significa dieta dissociata?
Mangiare in modo dissociato significa assumere cibi naturali ed integrali, soprattutto cereali e verdure rispetto ai prodotti animali e preferire il “monopiatto” formato da un unico cibo di base accompagnato da contorno di verdura. Secondo questo regime esistono tre grandi categorie di cibi: i carboidrati (pasta, pane, patate, legumi), le proteine (carne, pesce, uova, formaggi) ed i cibi neutri (spezie, oli, verdure). Il principio fondamentale è quello di non associare mai nello stesso pasto un carboidrato con una proteina per favorire una buona digestione e consentire l’assimilazione ottimale dei nutrienti.
Per quel che concerne le abitudini d’igiene alimentare si consiglia di consumare i pasti sempre ad orari regolari ed in un ambiente sereno.
Secondo l’ayurveda il pasto principale, costituito principalmente da amidi, dovrebbe essere fatto verso le 12 quando Agni è più alto, mentre alla sera la cena dovrebbe essere leggera ed essenzialmente a base di proteine, perché il fuoco digestivo tende ad essere meno potente e non adeguato all’assorbimento dei carboidrati.

Lo stress può influire sulla digestione?
Grande importanza assume anche l’ambiente dove il pasto è consumato e lo stato d’animo. In presenza d’emozioni negative che squilibrano Agni e vata abbiamo la sensazione di digerire male, di avere un nodo allo stomaco o ci sentiamo gonfi. Quando ci si siede a tavola è fondamentale avere un atteggiamento di tranquillità e concentrarsi solo sul cibo. Nei periodi prolungati di forte stress, per esempio, le cellule enteriche sono stimolate dal sistema nervoso centrale a produrre un eccesso di istamina, la quale stimolerebbe le cellule nervose dell’intestino (e quindi a sua volta quelle muscolari) provocando una forte contrazione e generando così diarrea e crampi.  
A seconda della localizzazione di aam l’ayurveda consiglia piante differenti. Per esempio, nel caso in cui aam sia presente nello stomaco (sama kapha) si possono usare piante pungenti, stimolanti e decongestionanti. In presenza di sama pitta è consigliabile usare piante amare e stimolanti per eliminare l’accumulo di bile nel tenue.
Nel caso di sama vata (aam nel crasso) si possono usare piante pungenti, carminative e leggermente lassative, per favorire l’eliminazione dei gas intestinali e delle tossine. 
Per potenziare Agni (e quindi per ridurre aam) l’ayurveda consiglia sempre l’utilizzo delle spezie durante la cottura in quanto esse, grazie al loro contenuto di oli essenziali, sono in grado di stimolare la produzione degli enzimi digestivi e di svolgere un’azione carminativa evitando la fermentazione intestinale.


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