Mostre
Sandro Chia e i guerrieri di Xi’an
Una esposizione d’eccezione, quella allestita dal 24 marzo al 25 aprile 2010, presso lo Showroom Audi Reggini, a san marino: un gruppo di sei guerrieri e un cavallo, riproduzioni fedeli di altrettante statue in terracotta dell’esercito di Xi’an, reinterpretate da Sandro Chia, grande firma del panorama artistico contemporaneo.
Chia nasce nel 1946 a Firenze, la stessa città in cui muove i primi passi nell’arte, diplomandosi all’Accademia di Belle Arti e diventando professore; inizia quindi a viaggiare in India, in Turchia e in Europa e, dal 1970, ad esporre le prime opere concettuali, fino ad approdare ad una forma personalissima di figurazione. Seguono poi i soggiorni in Germania e a New York, dove crea legami con gli ambienti artistici della città e quindi una lunga serie di spostamenti tra Stati Uniti e Italia, dove vive, dividendosi tra Montalcino e Roma. Collocato dalle biografie tra i fondatori della Transavanguardia, espone le proprie opere in molti musei italiani e stranieri e viene invitato ai più importanti eventi artistici internazionali, come le Biennali di Parigi, di San Paolo del Brasile, di Venezia e di Pechino, riscuotendo successi e riconoscimenti. Attualmente vive tra Miami, Roma e Montalcino dove segue la propria tenuta di Castello Romitorio, una realtà agricola che produce, tra gli altri, Brunello e Morellino, anche questi di grande successo.
La mostra sammarinese ha avuto un grande impatto, sia per le opere esposte, sia per la location decisamente anomala per un evento del genere. “I Guerrieri” di Chia partono, come si diceva, da riproduzioni di alcune delle statue ritrovate a partire dal 1974 in Cina, vicino alla città di Xi’an: un esercito di terracotta formato da circa ottomila componenti, posto a difesa delle spoglie mortali dell’imperatore Qin Shi Huang, vissuto tra il 259 e il 210 a.C. Uno dei ritrovamenti archeologici più famosi al mondo, dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco nel 1987 e considerato come l’ottava meraviglia del mondo. Chia, in un certo senso, ha ridato vita a questi guerrieri, facendoli propri con l’uso del colore e reinterpretandoli attraverso la personale concezione artistica.
Come è avvenuto l’incontro con l’esercito di terracotta?
Come spesso accade, i progetti nascono per caso; è per caso che mi sono imbattuto in un libro con le immagini dei guerrieri di Xi’an. Sono rimasto affascinato da quelle figure così fiere, insieme umane e sovrumane. E siccome il libro era anche un catalogo con indicazioni utili all’acquisto di repliche in terracotta, ho pensato di ordinarne una serie. L’opera d’arte è bene che circoli e si diffonda preferibilmente in originale piuttosto che in riproduzione. In questo caso si tratta di riproduzioni, tuttavia i miei guerrieri sono anche degli originali grazie al mio intervento.
La presentazione ufficiale è avvenuta alla Biennale di Venezia, nel giugno dello scorso anno. Con grande successo.
La serie dei miei guerrieri dipinti fu esposta per la prima volta a Venezia, in una chiesa meravigliosa, in occasione dell’ultima biennale. I guerrieri erano disposti come fossero spettatori, rivolti in ordine sparso verso una parete su cui si proiettava un video da me creato. La scena era veramente impressionante ed abbiamo avuto migliaia di visitatori.
I guerrieri. Uomini vissuti più di duemila anni fa. Guardandoli, in questa sua reinterpretazione, mi è sembrato di incrociare lo sguardo di uomini ancora vivi. Il colore li ha riportati ad un seconda vita. È una mia personale riflessione. Vorrei il suo parere in merito.
Originariamente, nella storia, i guerrieri erano dipinti con colori molto vivi di cui oggi abbiamo solo deboli tracce. Ho progettato quindi di restituire ai nostri eroi la loro originaria pelle e dignità pittorica e mi sono messo all’opera.
Mi è piaciuto molto ciò che ha scritto di lei Luca Beatrice nel contributo al catalogo: “il pittore più eroico della scena italiana (e oltre) ancor prima che nascesse la Transavanguardia, ancor prima che la pittura tornasse a esprimere la ritrovata forza e il vigore di una stagione forse irripetibile”. Bene: ho collegato la figura del guerriero - eroico per antonomasia - a questa visione eroica di Chia. Un eroe pittorico come si identifica in un gruppo di idealizzati eroi eterni come i guerrieri di Xi’an?
Quanto alla identificazione mia con i guerrieri, penso che l’artista deve avere qualcosa di estremo dentro di sé, deve essere dotato di un certo rigore, integrità e un pizzico di follia. Come ho detto c’è stato come un processo di appropriazione, che è un termine non bello; diciamo che i guerrieri restano in eterno guerrieri.
Domanda alquanto retorica, ma dovuta. Quei guerrieri sono rimasti tali o sono diventati altro, una volta passati attraverso i suoi filtri artistici?
Ad un certo momento si sono scontrati con la mia foga pittorica e con la mia arte. Ho voluto col mio lavoro dare un contributo, operare un rilancio della loro eternità, se così si può dire.
Domanda, invece, più generale. Cosa significa essere stato tra i fondatori della Transavanguardia, il maggior movimento artistico degli ultimi decenni? Significa responsabilità? O orgoglio? Oppure totale indifferenza? O voglia di superamento?
Non so.... siamo ancora all’inizio. È presto per parlare di definizioni ed è prematuro parlare di storia. L’unica cosa certa è che c’è molto da fare e bisogna lavorare molto, il che è, per me, un immenso privilegio.
Dall’arte al vino. E, considerati i riconoscimenti che stanno avendo i suoi vini, rimaniamo sempre in un ambito artistico, seppur enologico. Cosa porta un artista di successo a produrre vino? Qual è la motivazione più sottile, qual è il legame, ammesso che ci sia, tra questi due mondi apparentemente così lontani?
Per quanto riguarda l’attività di produzione del vino, ai miei occhi non è dissimile dal fare arte. Al Castello Romitorio stiamo ottenendo riconoscimenti internazionali di grande prestigio, quindi tutto bene anche grazie alla collaborazione preziosa dell’enologo Ferrini e di mio figlio Filippo. Pur non dimenticando che premi ed attestati sono cose esterne e superficiali, che provengono dal mondo e sarebbero destinate a rimanere vane e fallaci se non fossero accompagnate dall’intimo convincimento d’avere fatto del proprio meglio con tutto il cuore e lo spirito di cui siamo capaci, proprio come i guerrieri di Xi’an.
Mesi precedenti:

)
)
)
)
)
)
)
)
)