Convegni

San Marino Breast Forum: donne e patologie del seno




In aprile, al Kursaal, il primo congresso di senologia per fare il punto sulle novità diagnostiche e terapeutiche per contrastare il tumore della mammella.







Le mammelle su un piatto d’argento, gli occhi rivolti al cielo. Sant’Agata ritratta nella sua iconografia ufficiale. Non è caso che l’ASDOS, l’associazione delle donne operate al seno, abbia aggiunto il suo nome nella nomenclatura ufficiale. Primo caso di mastectomia nella storia. Ma oggi, per fortuna, le amputazioni invasive sono sempre meno frequenti. Anche quando si tratta di cancro al seno. E proprio per parlare di una patologia che annovera 30 mila nuove diagnosi all’anno in territorio nazionale, 35 a San Marino, che si terrà al Kursaal, il 23 e 24 aprile prossimi, il primo “San Marino Breast Forum”. Ospite d’onore il professor Umberto Veronesi, con una sua lectio magistralis. 
Ne parliamo con il Dottor Cesare Magalotti, chirurgo con un master universitario in senologia, responsabile di senologia per l’Ospedale di Stato, nonché chairman del congresso di aprile. 

Come è nata l’idea del congresso?
“Da un gruppo di donne che si sono trovate ad affrontare il problema della neoplasia mammaria e da un gruppo di medici che ad esse si sono dedicati”. 

Perché ci si ammala di tumore al seno?
“Non c’è una ragione precisa, o meglio c’è sempre una serie di concause, come la predisposizione, o la familiarità”. 

Quale fascia di età è più colpita?
“La più a rischio è quella dai 40 ai 50 anni”.

Ci sono segnali particolari che avvertono la donna circa l’insorgenza di una neoplasia?
“No. Esiste solo l’autopalpazione che può segnalare un’eventuale modificazione del seno. L’unica vera forma di prevenzione è la mammografia, che unitamente all’ecografia e alla visita senologica sono fondamentali per una diagnosi precoce. Il che vuol dire individuare un eventuale tumore nella sua fase iniziale”. 

In questo caso, quante sono le possibilità di guarire?
“Sono elevatissime. Più la fase della malattia è avanzata, più aumenta il rischio di mortalità”. 

Dall’epoca della mastectomia a quella della quadrantectomia, cos’è cambiato?
“La qualità della vita. Il professor Veronesi, che ha inventato questa tecnica, molto meno invasiva della mastectomia, ha dimostrato scientificamente che il risultato medico è lo stesso. Ma con molti più vantaggi per la donna”. 

Parliamo di vantaggi estetici o anche di altro? 
“L’estetica ha una sua forte valenza, ma qui parliamo anche di funzionalità del braccio, che con la mastectomia veniva fortemente compromessa e che oggi invece viene salvaguardata”. 

Eppure si sente dire che non è così sicura...
“E’ vero, non in tutti gli ospedali viene praticata. Quando Veronesi la presentò per la prima volta, venne quasi fischiato. Ma segnò una vera rivoluzione nella trattazione del tumore: dal massimo trattamento tollerabile da parte del paziente, sempre con interventi fortemente invasivi, che lasciavano conseguenze gravissime si è passati al trattamento minimo efficace,  che garantisce lo stesso risultato medico con la migliore qualità della vita”. 

Che cos’è il linfonodo sentinella?
“Fino ad una decina di anni fa, con l’intervento al seno si asportavano anche tutti i linfonodi, che fossero sani o malati. La qual cosa non è terapeutica, ma serve solo per capire quanto è avanzata la malattia. Le conseguenze sono sempre molto invasive. Il linfonodo sentinella è il primo linfonodo del cavo ascellare, che drena la linfa dell’area della mammella dove è contenuto il tumore. Secondo la tecnica del dottor Veronesi, se qui non ci sono metastasi, è perfettamente inutile togliere tutti gli altri”. 

Una volta asportato il tumore, la guarigione è garantita, o bisogna temere ancora? 
“Un tumore diagnosticato precocemente in genere non porta a recidive, oggi rarissime. Si può invece verificare il caso dell’insorgenza di un nuovo tumore, specialmente nelle donne giovani”. 

Una donna operata al seno, può avere figli?
“Certamente sì, non ci sono conseguenze per un’eventuale gravidanza. Il problema è la chemioterapia, che dà castrazione chimica; un discorso che va considerato prima, insieme al ginecologo, valutando la raccolta preventiva degli ovociti”. 

Il tumore al seno è una particolarità tutta femminile?
“Negli uomini è molto raro, ma aggressivissimo: circa 5 casi ogni 100mila persone. A San Marino, lo scorso anno ne abbiamo operati 3”. 

Qual è l’obiettivo del congresso di Aprile?
“Innanzi tutto, fare il punto su tutte le novità diagnostiche e terapeutiche in ambito senologico. Ma soprattutto affermare il concetto per cui non tutti i chirurghi possono essere senologi, anche se l’attuale legislazione lo permette. E’ molto importante arrivare all’obbligo di una precisa specializzazione e del rispetto delle linee guida fissate a livello nazionale. Solo così le donne possono avere una migliore garanzia di guarigione e di qualità della vita”. 



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