Artisti Sammarinesi

Antonio Lengua. Frammenti







Inaugurazione giovedì 15 luglio ore 18:46 














Fuori dal Mondo
Dove non arrivano gli occhi, subentra l’Arte. E’ una zoomata sul particolare, quella che ha voluto percorrere Antonio Lengua nella sua indagine: come una lente, come un microscopio, per entrare nel dettaglio e (ri)creare, quasi per germinazione spontanea, un’opera “altra”. O meglio: 12 opere, 12 squarci, che solamente alla fine si ricompongono nell’unità iniziale. Così per “Fuori dal Mondo”, presentato al 53esima edizione della Biennale di Venezia che, nella disgregazione – ma solo apparente – del tempo, crea una sorta di viaggio che dalla miniaturizzazione iniziale, si trasforma in finestra aperta sull’universo. L’inganno percettivo funziona proprio a partire da qui: l’occhio non sa riconoscere le differenze quando, in un gioco di apparenze continua, ogni sostanza, grazie alla sua messa in forma, finge di essere altro da sé. Nella frammentazione, l’artista non tematizza nient’altro che l’esperienza del reale; raffigura un orizzonte insidioso, ambiguo e tuttavia pervasivo, esteso, come a sottolineare che l’orizzonte operativo con cui il soggetto deve confrontarsi è dentro e fuori. Un soggetto frammentato, scisso, che viene per così dire, invitato a specchiarsi nel teatro della dispersione costruito dall’artista. In questo “teatro” di linee e di colori non c’è nostalgia o malinconia, lo dimostra l’energia tutta “affermativa” significata dai colori, quando ci sono, che rendono energetico l’ambiente in cui gli elementi vengono disseminati. La deframmentazione dell’artista sammarinese si propone di identificare quell’esigenza - da molte parti manifestata - di interpretare l’opera d’arte del singolo individuo con il concetto di frammento. L’estetica contemporanea è di fatto un’estetica del frammento, della disarticolazione, della molteplicità. 
“Fuori dal Mondo” rappresenta, nel senso filologico del termine, un’unità che si manifesta nel suo essere intero: questo sta a significare che ogni parte che compone il manufatto, dal singolo concio ad un’unità tipologica ben definita, ha valore in quanto facente parte di un qualcosa di universale. Inoltre ogni unità, a prescindere dal suo valore artistico specifico, ha un proprio senso nell’essere coscientemente interiorizzata come un tutto. I frammenti sono ricondotti all’interno della figura (si tratta di una “rottura”, di una “frammentazione” interna), mentre il fondo si scompone in grandi forme separate e delimitate che tendono ad assumere e a realizzare in sé la figura e il frammento. Frammenti di un mo(n)do impreziosito dai suoi colori più genuini – il verde, l’azzurro, il giallo oro, il rosa – che fanno respirare gli occhi: l’aria appare tersa, in bilico tra lune lillipuziane e un sole che, perduti i sue riflessi, scandisce il tempo dell’umanità. E quello che avviene nella mente, alla fine, rimane solo un sogno. Lontano. O, per parafrasare l’artista, “Fuori dal mondo”.
(Alessandro Carli)



Due quadri che diventano venti. Frammenti che si amplificano, che prendono il sopravvento, con il piccolo che diventa improvvisamente grande. Frammenti che rubano la scena al tutto facendo perdere lo spettatore nel fascino dei suoi particolari.  È questa la sintesi più estrema dei  “Frammenti” di Antonio Lengua, pittore dalla chiara impronta futurista, che ha preso e fatto a pezzi due proprie opere presentate alla 53esima Biennale d’Arte di Venezia, “Fuori dal Mondo” e “Angolo di Città”, per farle rinascere in venti diverse opere dove il Particolare diventa il Generale, il Tutto. È la magia dell’arte che si manifesta nell’insieme e poi scopre, come in questo caso, la meraviglia dei dettagli.


“Angolo di Città”
E’ come se l’artista si fosse nutrito con gli occhi di quello che lui stesso creava: per crescere, per vivere e moltiplicarsi. Nutrendosi di immagini-cibo ora Antonio Lengua offre ai visitatori della sua Personale una parcellizzazione, una frammentazione delle sue opere originali. Entra dentro un suo quadro, nello specifico “Angolo di Città”, lo esplora, lo nega, e simultaneamente lo resuscita moltiplicandolo. 
In origine un solo quadro, un solo Lengua. Ora strappa fuori dalle viscere del suo dipinto, uno, cento, mille nuovi quadrilengua. E il Viaggio dei Primissimi Piani che ne scaturisce dentro l’opera “Angolo di Città”, è senza dubbio affascinante. Una testa quasi nascosta di tre quarti, profilo affilato e calotta di capelli aerodinamici, è protetta alle spalle sino alla sommità della nuca da un mantello futurista composto da sezioni di cono rovesciate e triangoli ocra e blu chiaro, degradante sino all’azzurro. Erano nell’originale, nella visione in campo lungo, sezioni di un palazzo di una città dai paesaggi desolati e minacciosi. Accanto e dietro l’uomo con mantello, una porta finestra chiara e cieca: non mostra nulla dietro i suoi vetri. Ancora: un’altra testa di donna, perfettamente di profilo, la lunga mascella, l’iride blu sull’angolo dell’occhio. Ora, nel frame, nel frammento, sovrasta il piccolo uomo con mantello, sembra ignorarlo. Anche qui le sezioni dei volumi geometrici, affastellate una accanto all’altra, costruiscono un costume tecnologico e futurista che copre la donna, tra Moebius e Metropolis di Fritz Lang. Quel costume, nell’originaria visione d’insieme del quadro, era una grande ala, lì verde cupo, paludoso, ora blu chiaro dalle degradazioni lunari. Di nuovo la testa di donna, in un altro frammento, in primissimo piano, dietro un disco grigio pietra: spicca il copricapo-capelli tramato di linee curve che si susseguono come onde. Alle spalle uno scorcio di paesaggio dove trionfa una piramide alta ed aguzza. Un altro frutto della moltiplicazione: solo paesaggio di città a perdita d’occhio. Muri senza finestre, case senza tetto, aperte verso il cielo, scatole ocra, sulle quali levita leggero un fiume azzurro che precipita in un lago pensile sostenuto da un cono giallo. Altre zoomate dentro l’opera originale, che creano nuovi quadri: uno dopo l’altro scorci di architettura lenghiana: muri portanti, cilindri, piani, gradoni, finestre circolari, colonne con piedistallo, archi, un delirio costruttivista, geometrico e matematico. Grandi sassi, rocce levigate, colline di pietra, sono sostegno e confine della città. Il cielo azzurro è venato d’arancio. 
(Saverio Mercadante)


Esposizione: 15 luglio - 8 Agosto 2010. Orari: 10.30 - 13.00  /  15.00 - 19.30   Palazzo sums Via Piana San Marino - RSM



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