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Emmanuel Milingo - Saranno sorpresi di vedermi in paradiso!




Emmanuel Milingo nasce il 13 giugno del 1930 a MnuKwa, in Zambia; ordinato sacerdote nel 1958, viene eletto Arcivescovo di Lusanka da Paolo VI, nel 1969. Nel 1983 divenne famoso come guaritore e esorcista, nel 2001 ha attirato l’attenzione dei media internazionali per essersi sposato con la coreana Maria Sung e per essersi schierato apertamente contro il diritto canonico che impone il celibato ai sacerdoti.




 
L’ex arcivescovo Milingo, con talare e crocefisso, dopo essere stato a Vicenza e a Bergamo è giunto nella Repubblica di San Marino dove gruppi di fedeli lo attendevano. L’ho incontrato in casa di privati per fargli qualche domanda.

Lei sostiene la causa del matrimonio per il clero cattolico (ricordiamo che ha fondato l’associazione Married Priests Now  - movimento dei preti sposati - ed ha ordinato vescovi dei sacerdoti statunitensi sposati e non riconosciuti dalla Santa Sede) credendo, appunto, che il celibato dei preti non sia un dogma. Perché per lei è così importante questa scelta? 
Tutti pensano che quello che stiamo facendo è contro l’obbedienza, ma non è così, perché all’inizio della Chiesa cattolica non c’era questo obbligo: sappiamo anche che undici papi erano sposati, gli apostoli erano sposati, ad eccezione di Giovanni Evangelista. Nelle sue testimonianze, San Paolo, parlando di verginità e celibato dice: - Non  mi è stato comandato dal Signore di imporre il celibato, ma devo solo persuadervi. Ad imporre l’obbligo al celibato è stato Papa Gregorio VII. Lo ha imposto fortemente per preservare il patrimonio della Chiesa, fino a separare i sacerdoti dalle mogli e dai figli, usando tanta violenza; è  stato commesso un abuso dei diritti umani. La gente pensa che l’obbligo al celibato per i sacerdoti sia un dogma, ma la parola giusta è precetto.La Bibbia ci da tanti esempi di questo: la vita inizia con il matrimonio, con Adamo ed Eva, e sempre il matrimonio è il primo sacramento che vediamo nei vangeli: è alle nozze di Cana che Gesù compie il suo primo miracolo. Gesù ribadisce che quello che Dio mette insieme nessuno può separare.  

Da quanto tempo non va a Roma. In Vaticano?
Ultimamente mi sono recato a Roma diverse volte. Ma non in Vaticano.  

Per quale motivo, ha qualche timore?
Nessun timore. Non voglio disturbare. Non mi sono recato in Vaticano per rispetto e riverenza;  sono una persona con etichetta, educata e seria, non voglio litigare, voglio comportami bene. Ho tanto rispetto per il Vaticano. 
 
Che ricordo ha di Giovanni Paolo II?
La prima volta che ho incontrato Papa Giovanni Paolo II è stato in Polonia quando era Cardinale di Cracovia.  Come Arcivescovo ero andato a  sostituire un Gesuita che era diventato capo della Chiesa dello Zambia. È così che ci siamo conosciuti.
Sono molto grato a Papa Giovanni Paolo II. Quando nel 2001 mi sono sposato, con forza mi hanno prelevato dalla Corea dove abitavo con mia moglie e mi hanno accompagnato dal Santo Padre. Lui ha insistito per farmi riflettere su quello che era successo, usando molta gentilezza, senza rimproverarmi e umiliarmi. Così ho deciso di tornare in seno alla Chiesa cattolica, ed ero sincero in quel momento, mentre molti non lo pensano. Per cinque anni sono rimasto separato da mia moglie. Per penitenza e per espiare i miei peccati mi hanno mandato in Argentina per un anno. Al mio rientro ero sempre sotto scorta,  sempre circondato da guardie, anche quando sono andato nel mio paese, in Zambia; avevano paura che mi potessero rapire e riportarmi da mia moglie. 
Erano trascorsi sei anni quando scrissi una lettera al Santo Padre dicendogli che non riuscivo più a tollerare quella situazione, non mi sentivo libero e avevo preso la decisione di tornare da mia moglie. Lui mi rispose che ero anziano e dovevo riflettere profondamente su quello che stavo facendo, ma dovevo sentirmi libero. Mi avrebbe raccomandato alla Madre celeste Santissima.

Lei ha conosciuto sia Giovanni Paolo II che Benedetto XVI. Quali sono, se ci sono, le principali differenze tra i due Papi?
La prima volta che ho incontrato Papa Benedetto XVI è stato quando sono rientrato dall’Argentina, allora era Cardinale ed era nel suo Ufficio. Non ho mai avuto occasione di conversare con lui di argomenti importanti. 

Dal 2007 il suo nome è scomparso dall’Annuario Pontificio. Il Vaticano le ha anche revocato il passaporto che le permetteva di viaggiare con lo status di diplomatico dello Stato della Città del Vaticano, godendone l’immunità diplomatica e la protezione. Come si è sentito e come si sente dopo tale azione dello Stato pontificio? 
Non soffro tanto perché il Vaticano è così: ha punito e tuttora punisce. Nel mondo ci sono tanti Vescovi che sono stati isolati in monasteri lontani  mentre io ho ancora la mia libertà. 
Nel secondo concilio della Chiesa cattolica espressioni come “Nessuna salvezza al di fuori della Chiesa cattolica” sono state eliminate. Anche la parola ‘scomunica’ non dovrebbe esistere nella Chiesa cattolica poiché contraddice quello che essa è. 

Ritiene di aver subito ingiustamente la scomunica? 
Certamente, ma non mi sento scomunicato. La scomunica non c’è e non deve esistere: non si butta fuori di casa un figlio perché è lebbroso, rimane sempre tuo figlio. 
La Chiesa cattolica non può scomunicare quei sacerdoti che, come dicono loro, sono caduti in questa infamia, hanno commesso questa immoralità; comunque rimangono sempre figli della Chiesa. Non bisogna avere vergogna di questo. Hanno seguito la loro coscienza non perché avevano intenzione di offendere la Chiesa ma perché hanno voluto realizzare se stessi, in quanto si sentivano incompleti. Non sono eretici. 

Ci parli della sua vocazione per le guarigioni – motivo per cui si è conquistato la fama di ‘stregone’ o di ‘mago’ ed ha attirato su di se provvedimenti gerarchici cautelativi - come la vive? 
E’ una meraviglia.  Vivo la mia vita per gli altri, ascolto le persone e i loro problemi, cerco di dare un aiuto. In questo modo capisco quello che le persone provano e i loro sentimenti: hanno paura,  si sentono oppressi da tanti problemi e non riescono a trovare una soluzione. Nel mondo oggi c’è tanta confusione ma soprattutto molto dolore. In modo particolare all’interno della famiglia; ogni giorno veniamo a conoscenza di genitori che si separano, figli che uccidono i  padri o la madri. Dietro tutto questo c’è la mancanza d’amore nelle persone. Inoltre molte persone si rivolgono a me perché temono il malocchio, le fatture o il maleficio. Tutti dobbiamo riflettere, due sono le condizioni per andare in paradiso: amare dio e amare il prossimo. Il mio amore per il Vaticano è grande così come per il Papa che ogni giorno prego e non dimentico mai. Saranno sorpresi quando mi vedranno in Paradiso. 

E’ sempre convinto di voler continuare a guarire gli ammalati, praticare esorcismi e seguire i preti sposati di tutto il mondo, per farli diventare la norma, in modo tale che il celibato diventi, invece, un’opzione? 
Si! Sono sempre convinto di questo. 

Crede che Papa Giovanni Paolo II le abbia ‘riaperto le porte’ per darle una possibilità di cambiare, di tornare sui suoi passi o crede, invece, che lo abbia fatto per altri motivi, ad esempio per ‘tenere buoni’ i cattolici africani?
(Ricordiamo a tale proposito che il 74% dei cattolici abita attualmente il Sud del mondo e che i cattolici africani sono all’incirca 200 milioni e che il loro tasso di incremento è stimato al 3,8% all’anno, ciò che rende l’Africa l’area più fertile di speranza dell’intero cattolicesimo). 
Non penso questo. Credo che Papa Giovanni Paolo II lo abbia fatto perché la mia fede era produttiva, quando ancora vivevo nella convinzione della castità: ho fondato tre ordini religiosi,  di cui due in Zambia e uno in Kenia. 
Il Santo Padre non riusciva a concepire questo mio abbandono. Ma io avevo capito l’importanza del matrimonio. E continuerò a sostenere la causa del matrimonio affinché tutti i sacerdoti non vengano più puniti e umiliati quando si uniscono ad una donna. Molti di loro sono rifiutati anche dalla loro famiglia e queste cose non devono esistere. Io farò sempre parte di loro, perché la Chiesa cattolica è stata fondata sul matrimonio. 

Vista la staticità della situazione e la fermezza del Papa, ha intenzione di creare una Chiesa parallela a quella cattolica?
Mai! La mia idea è questa: che né Papa né Vescovo possono laicizzare un sacerdote. Un sacerdote, una volta consacrato, rimane sempre consacrato. Come per il sacramento del battesimo, quando l’hai ricevuto, anche all’inferno rimarrai battezzato. Anche satana riconosce esattamente il fatto.

Crede che sia possibile avere un Patriarcato della Chiesa Africana, sotto la responsabilità di un Sinodo Africano?
Voglio essere sincero, non voglio offendere la Chiesa cattolica. 
Ma la Chiesa cattolica romana ha creato in sistema tale per cui tutte le conferenze episcopali nel mondo rimangano solamente delle appendici. Non è permesso la creazione di una Chiesa autonoma. Una Chiesa a cui è permesso creare, essere costruttiva e portare avanti il progresso al suo interno, in modo tale da scoprire i valori umani, i costumi, le tradizioni, la cultura e le abitudini. Sto parlando della chiesa di Thailandia, la Chiesa dell’Africa, la Chiesa dell’India e tutte hanno qualche cosa di particolare da aggiungere all’evangelizzazione.

Come vede il futuro del cristianesimo?
La chiesa deve avere rispetto per ogni individuo: questo significa amore per ogni persona. Gesù ci insegna che tutti noi siamo solo servi seguendo il suo esempio: è venuto per servire, non per essere servito. Noi con umiltà dobbiamo rispettare quelli che ci vengono a cercare.  
Questa superiorità che la Chiesa ha, non va bene. La Chiesa del futuro deve veramente amare la sua gente, servire, aiutare ed ascoltare i problemi delle Chiese locali di qualsiasi parte del mondo. Ed è così che si cresce insieme. Il Vaticano deve iniziare a capire che può imparare dagli altri e non essere convinto di poter solamente insegnare agli altri. 

Lei è anche su Facebook, il social network più in voga al momento. Perché questa scelta: semplice curiosità o ritiene che anche questo sia un mezzo utile a ‘diffondere la parola'? 
Su Facebook esistono diversi gruppi su Milingo: ‘Io tifo Milingo e Padre Fedele’, 330 iscritti; ‘dopo Obama vogliamo Milingo papa’, 126 iscritti; ‘amici di Milingo’, 157 iscritti). 
Non lo conosco, non lo sapevo.

Lei sa di avere un ascendente mediatico non indifferente. Ritiene che questo potere possa aiutarlo nella battaglia che sta conducendo? 
No. Io credo in Gesù e considero importantissime tre cose nella mia vita: predicare il vangelo, scacciare i demoni, pregare per gli ammalati. Porto avanti quello che Gesù ha detto agli Apostoli; vivo esclusivamente per questo. Anche quando prego, parlo con il Signore e chiamo la presenza di Dio. 
 



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