Personaggio del mese

Giovanni Zonzini, pilota e imprenditore





Con la Rossa nel cuore. Cronaca di una passione
“Dall’abbondanza del cuore la bocca parla” un antico e saggio che svela i segreti del cuore. Nel caso di Giovanni Zonzini, giovane e affermato imprenditore, nonché provetto pilota, è facile comprendere ciò che lo appassiona, ciò che gli sta a cuore o meglio nel cuore. 






A solo pronunciare “la rossa” gli brillano gli occhi. Tutto ciò che è targato Ferrari con annessi e connessi legati al marchio più amato nel mondo, esce dalla sua bocca come un fiume in piena. Inarrestabile. L’amore per la Ferrari è nata quasi per caso e oggi è cresciuta e si è sviluppata in tutte le sue declinazioni. Incontriamo Giovanni Zonzini nella sua officina autorizzata. Chiamarla così non rende l’idea di ciò che è in realtà. Infatti per il rigore di pulizia e stile appare piuttosto come una clinica specializzata. La sua specialità ovviamente è l’assistenza e manutenzione delle più belle vetture al mondo. Per questo ha vinto per ben due anni il premio che la Ferrari assegna alle strutture che in Europa si sono distinte per qualità del lavoro, rapporto col cliente e standard di officina. 

Uno dei tanti premi che Zonzini colleziona e persegue con determinazione e spirito d’iniziativa. Ripercorriamo fin dal suo esordio la sua passione per i motori e per la Ferrari, in una sorta di cronaca.
La passione è nata perché in queste terre l’amore per i motori ce l’abbiamo nel Dna. Correre mi è sempre piaciuto, ho iniziato con i rally sulle strade sterrate. Ma la passione per la “rossa” è nata dalla grande amicizia con Massimo Ercolani (campione sammarinese di rally, oggi scomparso ndr). Me l’ha trasmessa lui ed è legata ad un curioso aneddoto. Siamo nell’87, Ercolani comprò una Ferrari Testa Rossa, ma non aveva il garage, così mi chiese di custodirla nel mio. Era una macchina meravigliosa! Quando la veniva a prendere spesso andavamo in giro assieme, poi nel giro di un anno lui si attrezzò per un garage e la portò via. Non vederla più mi fece stare male. Così è diventata per me un’ossessione e feci di tutto, lavorativamente parlando per realizzare questo desiderio. Nell’88 riuscì a comprare la mia prima Ferrari. 

Quanto costa una Testa Rossa?
Oggi si trova solo usata, perché non viene più prodotta e costa 60/65 mila euro. Siccome la Ferrari è un investimento, nel corso degli anni davo indietro un modello per un altro, fino a che nel ‘99 vidi un anteprima della 360 e la volli ordinare ancor prima che venisse presentata al Salone di Ginevra. La concessionaria di Modena volle premiare la mia fiducia invitandomi a provare una 355 Challenge a Fiorano. Pensate cosa poteva essere per me correre sulla pista dei campioni della Ferrari, allora Schumacker e Barrichello, guidare una macchina da corsa Ferrari: era la realizzazione di un sogno, anche se non avevo mai corso in pista. Feci solo 15 giri, ma mi divertii così tanto che da lì cominciai a valutare la possibilità di continuare in quella specialità. 

Quando risale la prima gara Challenge?
Riuscii a partecipare alla prima gara del campionato Ferrari Challenge Italia nel 2000 al Mugello. Mi misi d’accordo con un team, davanti alla costernazione di tanti perché quella è una pista impegnativa per chi aveva poca esperienza come me. Nelle qualifiche feci l’ultimo tempo ed ero contento così avrei visto gli altri come correvano. Eravamo in 24 e arrivai 14esimo, ho fatto dei bei sorpassi, insomma mi ero tolto una soddisfazione. La seconda gara era all’estero in Belgio, ma per me era finita lì. Invece la terza gara si disputava a Monza l’11 giugno, proprio il giorno del mio compleanno, così pensai di farmi un bel regalo. Ma è accaduto qualcosa che non mi aspettavo: era tempo brutto, la pista scivolosa, una condizione che per me risultò favorevole, mi scoprii un pilota che dà il meglio di sé sul bagnato. Infatti arrivai sesto assoluto e secondo nella categoria Coppa Shell per non professionisti, con tanto di podio e coppa. Da allora fino al 2006 le ho corse tutte.

Un palmaresse ricco e curioso!
Si, tanti secondi e terzi posti, e mai una vittoria assoluta. Nel 2001 dopo un anno dal debutto, ho vinto il premio “fair play” che la Ferrari attribuisce al pilota più corretto a livello mondiale e feci pure il bis.

Dalle vittorie in pista a quelle imprenditoriali 
Con tutto il team, tecnici e dirigenti è nata una bella amicizia e da sammarinese doc quale sono, mi sono prefissato un nuovo obiettivo, questa volta non in pista : portare sul Titano il Gran Galà della Ferrari. Si tratta di un grande evento che vede la partecipazione di tutti i piloti del mondo, non solo Challenge ma anche di Formula Uno. Un migliaio di invitati in tutto. Era il 2002 quando riuscii nell’impresa, forse difficile quanto vincere una gara. Il nuovo Kursaal ha vinto su location prestigiose come la Villa Berloni di Pesaro. Per San Marino fu un bella occasione che ancora oggi spicca nella storia delle feste imbandite dalla Ferrari per la scenografia ed eleganza del luogo. Inoltre Jean Tods, allora Direttore tecnico della Ferrari si è innamorato del nostro Paese. Ricordo che lo accompagnai personalmente a fare un giro per il centro storico e lui rimase affascinato, vedendo il Palazzo Pubblico e la terrazza che domina un paesaggio mozzafiato. 

Com’è Jean Tods, oggi Presidente della FIA?
E’ una persona squisita, può sembrare duro, ma è un capo sotto tutti gli effetti, le cose andavano meglio quando c’era lui alla guida della scuderia. È semplice e allo stesso tempo affabile e generoso, soprattutto quando si accorge di trovarsi di fronte a una persona disinteressata e onesta. È nata un’amicizia e un bel rapporto con San Marino, lui stesso si interessa delle vicissitudini e si è documentato sulla storia sammarinese. Per questo è diventato assieme a Schumacker, ambasciatore a disposizione.  

Torniamo sulla pista. E la monoposto? 
No. Ho sempre corso da gentlemen. Sono semplicemente cliente Ferrari con la passione per le corse. Non l’ho mai provata, mentre mio figlio Nicola ha fatto due anni in monoposto, ora sta sostenendo gli esami di maturità. Però la vorrei provare, ma per la monoposto è necessario essere giovani anche fuori, non basta esserlo dentro.

Dopo una pausa sei tornato in pista  per il Campionato Europeo riservato alle Ferrari F430. Quali sono i rischi in pista? 
Sono minori che in strada e vorrei dire che in strada bisogna andare piano, ci sono molti più pericoli. Non bisogna mai esagerare. Le prestazioni della vettura non sono per forza la velocità, ma l’elasticità del motore, anche solo il rumore che trasmette un 8 o 12 cilindri ti fa emozionare. 



Mesi precedenti:

pag 1 di 3 >>