“Al posto dell’Iva miglioriamo l’applicazione della Monofase”

L'Usot fa suoi i dubbi formulati da alcuni commercialisti circa l'annunciata riforma tributaria: "L’introduzione dell’Iva, comprimendone la marginalità, porterà alla chiusura di molte piccole aziende e/o alla riduzione del personale in queste impiegato"

Continua a San Marino il dibattito circa la riforma delle imposte indirette che dovrebbe portare al superamento dell’imposta Monofase, in vigore sul Titano dagli anni ’70, e all’introduzione di un sistema Iva a partire dal 2019.

 

 

Questa volta è l’Usot, Unione sammarinese operatori del turismo, che in una nota rilancia le considerazioni inviate loro da alcuni commercialisti.

Eccole.

 

 

“Il vigente sistema di imposte indirette (Monofase) e il prospettato sistema Iva sono entrambi eurocompatibili, nel senso che entrambi sono destinati a “nascere” e “morire” all’interno del territorio di San Marino, e sono neutri rispetto a sistemi di imposte indirette di altri paesi (sia europei che extra-europei).

 

L’attuale sistema monofase è stato già  accolto ed accettato dalla Comunità Europea con l’accordo di cooperazione ed unione doganale e non risulta che sia mai stato in qualche modo denunciato dalla stessa UE, né dall’Italia.

 

 

In un momento di difficoltà dell’economia di San Marino, privarsi di un sistema già “accettato” dalla comunità internazionale e che, grazie anche alle implementazioni informatiche adottate dall’Ufficio Tributario negli ultimi anni,  “funziona” assai bene,  appare estremamente autolesionistico.

 

 

Non è certo che l’introduzione dell’Iva porti a maggiori entrate per l’erario (ciò sarebbe vero nel caso il volume delle vendite rimanesse uguale…).

 

Certo è invece l’inevitabile aumento dei prezzi al consumo, anche per quei servizi “esenti Iva” come banche, assicurazioni, servizi medici, ecc. Le aziende di questi settori infatti, ricevendo costi “ivati” non detraibili, li ricaricheranno sui prezzi di vendita.

 

San Marino è, e dovrà essere sempre più, un paese a forte vocazione turistica: tale profilo non verrà di certo valorizzato dall’introduzione dell’Iva.

 

 

Con riferimento alle richieste delle imprese Anis e non solo, sarebbe sufficiente dare piena attuazione alla Legge n. 40/1972, Legge istitutiva dell’imposta Monofase, che prevede, in sostanza, la restituzione della monofase pagata all’importazione nel caso di successiva esportazione in altro paese. La normativa, quindi, esiste: modificando il suo regolamento attuativo sarà possibile rimuoverne gli “effetti indesiderati”.

 

 

Già oggi, tramite la nomina di un rappresentante fiscale in Italia, è possibile evitare gli adempimenti connessi al così detto T2 per le operazioni import/export verso l’UE.

 

Da valutare poi attentamente l’impatto che l’introduzione dell’Iva avrebbe sull’amministrazione fiscale (formazione del  personale, nuove assunzioni, costi software) e soprattutto sulle aziende e su tutti gli operatori economici sammarinesi con nuovi e “massicci” adempimenti amministrativi che, inevitabilmente, si tradurranno in nuovi costi di gestione e di conseguenza minor redditività.

 

 

Una volta adottato il sistema Iva, questo andrà continuamente “implementato” ed “adattato” in base a regole definite da altre entità statuali aventi caratteristiche e dimensioni ben diverse dalla nostra!

 

Credere di poter fissare aliquote Iva attrattive senza discutere con l’UE è pura utopia.

 

 

Molti operatori economici sammarinesi (commercianti, artigiani, professionisti) operano con redditività inferiore a quella di operatori italiani, sia per un evidente minor potere contrattuale nei confronti dei fornitori di beni, sia per minori “volumi d’affari” realizzati. L’introduzione dell’Iva, comprimendone la marginalità, porterà alla chiusura di molte piccole aziende e/o alla riduzione del personale in queste impiegato.

 

 

L’introduzione dell’Iva non diminuisce l’evasione fiscale anzi, l’evasione aumenterà (la monofase è molto più facile da controllare) né il rischio di frodi dato che le triangolazioni avvengono anche tra paesi Iva.

 

 

In conclusione è sicuramente auspicabile mantenere l’attuale normativa, le cui procedure attuative sono state negli ultimi anni ben “affinate” e perfezionate, e che comunque è passibile di ulteriori implementazioni e perfezionamenti”.