“Basta al monopolio dello Stato nelle farmacie”, Osla riaccende il dibattito

L'associazione chiede che sia introdotto l’istituto della “concessione di gestione dell’attività di farmacia” a privati, dato che il servizio statale crea problemi, in particolare in Città. "Può il Centro Storico di una meta turistica particolarmente frequentata in estate rimanere privo di una farmacia nelle domeniche e nei festivi, soprattutto da maggio ad ottobre?"

Farmacia

“Perché non concedere la gestione di alcune farmacie a privati?”. A chiederlo in una nota è Osla, organizzazione sammarinese degli imprenditori, che così riapre un dibattito sollevato più volte negli ultimi anni sul Titano.

 

“A San Marino – ricorda l’associazione – l’esercizio dell’attività di farmacia è riservata allo Stato. Un monopolio interamente pubblico che è sempre più raro riscontrare a livello internazionale e su cui Osla si è interrogata più volte”.

 

 

Osla ricorda poi che nel 2004, in fase di riforma della legge sul commercio, “ha chiesto fosse introdotto il settore delle parafarmacie, fosse liberalizzata la vendita di farmaci allopatici e fosse approfondito il tema della privatizzazione delle farmacie; richieste rinnovate più volte nel tempo, anche in sede di confronto con le forze politiche. Qualche risultato è stato ottenuto, quale la vendita di alcune tipologie di farmaco da banco nei supermercati sammarinesi, ma si potrebbe fare di più e meglio”.

 

 

Poi nel 2015 alcuni cittadini sammarinesi, capeggiati da Renzo Ghiotti, tornarono a chiedere  la liberalizzazione del settore attraverso una istanza d’Arengo. La richiesta venne discussa – e bocciata – in Consiglio Grande e Generale il 22 febbraio 2016. Il governo ritiene che le farmacie debbano essere pubbliche nel Paese  – spiegò il segretario di Stato alla Sanità di allora Francesco Mussoni – e sgombro così il campo da dubbi. Riteniamo così di dover respingere l’istanza. I motivi sono tanti: la nostra è una sanità di Stato e abbiamo la possibilità di rivolgerci direttamente a ditte farmaceutiche per l’acquisto dei farmaci. Le farmacie producono inoltre reddito elevato e andremo a ridurre l’utile dello Stato mettendo in concorrenza realtà pubbliche e private. C’è poi il tema della farmaco-vigilanza, ci sono tutta una serie di aspetti che in questi mesi non hanno portato ad un orientamento diverso sul fatto che le farmacie siano pubbliche”.

Praticamente unanime la contrarietà dell’aula, tant’è che l’istanza venne bocciata a maggioranza con voto palese. 

 

 

Secondo Osla “l’argomento torna più che mai attuale in questo momento, a stagione turistica avviata. Può il Centro Storico di una meta turistica particolarmente frequentata in estate, promossa dall’Unesco fra i siti qualificati a Patrimonio dell’Umanità, rimanere privo di una farmacia nelle domeniche e nei festivi, soprattutto da maggio ad ottobre?”

 


“Perché – domanda Osla – dobbiamo annualmente rinnovare le proteste, Giunta di Castello e associazioni di categoria, affinché la farmacia di Città possa offrire il proprio servizio ai visitatori in modo confacente ad un luogo turistico?”

 

 

Per questo motivo l’associazione rinnova al Governo “la proposta di confronto sui temi legati alla vendita di farmaci certi che siano maturi i tempi per valutare positivamente, se non altro, l’introduzione dell’istituto della “concessione di gestione dell’attività di farmacia” a privati.

In tal caso, rimarrebbe invariato il monopolio pubblico e sarebbe garantito uno stretto controllo sui parametri di sicurezza e qualità del servizio al pubblico, a tutela della salute pubblica, ma sarebbero superati i problemi di carattere organizzativo e amministrativo che, evidentemente, il settore pubblico riscontra, a favore di un’ottimale erogazione del servizio farmaceutico anche in rispetto al principio della continuità del servizio”.

 

 

Osla si dice consapevole che “la dispensazione di medicinali caratterizza la peculiarità della farmacia rispetto alle altre attività commerciali, ma ritiene che normare responsabilmente la “concessione di gestione dell’attività di farmacia”, anche limitandola ai soli esercizi che richiedono particolari attenzioni per la loro ubicazione o fruibilità e individuando requisiti garantisti sia per il servizio sanitario che per i consumatori, mantenga ferma la tutela del diritto alla salute dei cittadini e l’interesse pubblico all’ottimale svolgimento di un servizio di primaria necessità”.