Bitcoin, parla l’esperto: “Ecco perché è un investimento non adatto ai deboli di cuore”

Intervista a Denis Manzi, Responsabile dell’Innovazione Finanziaria ed Asset Manager presso Banca di San Marino: "La tecnologia Blockchain si rivelerà disruptive"

Negli ultimi mesi le criptovalute sono divenute un argomento di dominio pubblico,  principalmente a causa dell’importante crescita di valore del Bitcoin, la madre di tutte le monete virtuali (il Bitcoin è nato nel 2009). Non è stato raro infatti nell’ultimo periodo imbattersi in sensazionali articoli che hanno raccontato di come alcune persone abbiano accumulato ricchezze da capogiro grazie appunto all’investimento in Bitcoin o in altre criptovalute.

 

 

 

 

 

 

Le opinioni sul Bitcoin ed in generale sul mondo delle monete virtuali (al 18/01/2018 coinmarketcap.com ha censito ben 1450 monete virtuali per una capitalizzazione complessiva di mercato di circa 567 miliardi di dollari americani) sono molteplici ed in molti casi agli antipodi. Vi è infatti chi parla di una nuova bolla speculativa pronta a scoppiare da un momento all’altro e chi invece ne esalta le potenzialità, dipingendo l’idea come rivoluzionaria e disruptive.

 

 

 

Prima di tutto riteniamo opportuno fornire alcune nozioni di base utili per comprendere l’argomento.

 

BITCOIN: moneta digitale creata da macchine che risolvono problemi matematici tramite un processo di mining. Il bitcoin è completamente decentralizzato in quanto il processo di mining (estrazione) non avviene per conto di istituti o autorità centrali.

 

BLOCKCHAIN: protocollo di comunicazione basato sul principio di un database distribuito in cui i dati non sono memorizzati su un solo server ma bensì su più macchine collegate tra di loro.

La blockchain è in sostanza una rete che registra ed archivia tramite la crittografia tutte le transazioni che avvengono all’interno della rete, eliminando la necessità di fare affidamento a terze parti.

 

INITIAL COIN OFFERING: modalità innovativa tramite la quale una qualsiasi azienda/società reperisce risorse finanziarie consegnando in cambio dei “token” (gettoni), che possono dare diritto a diverse cose (profitti futuri aziendali, prodotti/servizi dell’azienda, ecc.). 

 

Per approfondire leggi https://masterthecrypto.com/differences-between-cryptocurrency-coins-and-tokens/

 

 

 

Il mondo del “Bitcoin” e più nello specifico delle criptovalute – come si può già capire dalle poche righe sopra –  è alquanto complesso ed in costante sviluppo. È quindi opportuno approfondire l’argomento chiarendo alcuni dubbi con chi di denaro e investimenti si occupa quotidianamente. Abbiamo fatto una chiacchierata con Denis Manzi, Responsabile dell’Innovazione Finanziaria ed Asset Manager presso Banca di San Marino Spa*.

Denis Manzi

 

Il BITCOIN è un sostituto della moneta che utilizziamo quotidianamente?

Innanzitutto vorrei partire dalle tre caratteristiche che una moneta deve possedere per essere considerata tale:

  1. Misura del valore (moneta come unità di conto). Il Bitcoin possiede questa caratteristica in quanto il suo valore è facilmente misurabile.

 

  1. Mezzo di scambio nella compravendita di beni e servizi (moneta come strumento di pagamento). Il Bitcoin, allo stato attuale,  lo è solo parzialmente, in quanto sono poche le attività commerciali che lo accettano come metodo di pagamento. Inoltre, le transazioni in Bitcoin richiedono tanto tempo per essere effettuate rendendolo quindi “scomodo”.

 

  1. Fondo di valore (moneta come riserva di valore). Un valore della moneta relativamente stabile è un paradigma fondamentale. Infatti, la maggior parte degli investitori in una moneta si attende di ricevere un flusso di interessi oltre alla restituzione del capitale investito. Il Bitcoin non paga interessi ed ha un andamento decisamente volatile e pertanto non possiede la caratteristica di “fondo di valore”.

 

Quanto sopra ci porta a concludere che allo stato attuale il Bitcoin non può essere considerato un sostituto delle attuali monete, in quanto non possiede tutte le caratteristiche richieste. Al fine di potere essere utilizzato come sostituto delle monete attuali occorrerebbero tantissimi sviluppi e miglioramenti sia nella tecnologia sia nella regolamentazione. 

Inoltre, un ulteriore fattore da tenere in considerazione è il consumo di energia. Secondo i dati di “Digiconomist” (https://digiconomist.net/bitcoin-energy-consumption) il consumo annuo di energia del processo di mining si attesta attualmente a circa 41,79 TWh. Tale consumo è superiore a quello di molte nazioni Europee e pertanto tale caratteristica rende il Bitcoin inefficiente per l’utilizzo quotidiano.

 

 

Ma quindi cosa è il Bitcoin?

Per come stanno ora le cose io considero il Bitcoin alla stregua di una commodity, paragonabile quindi all’oro o ancora meglio all’argento. Infatti, se ci pensiamo bene, il Bitcoin non ha un utilizzo industriale, è un bene finito e scarso (a tendere si arriverà ad avere circa 21 milioni di Bitcoin e ad oggi ne sono stati estratti oltre 17 milioni), ha costi di estrazione (variabili a seconda del costo dell’elettricità) ed il suo valore dipende esclusivamente dalla legge della domanda e dell’offerta, dato che al momento non è regolamentato da nessuna autorità centrale. Inoltre, circa il 40% dei Bitcoin è posseduto da  una manciata di persone il che lo rende instabile ed assimilabile più ad un’attività speculativa che ad una moneta.

Ad avvalorare la mia tesi del Bitcoin come commodity – o anche ad un bene rifugio in questo caso – il fatto che i cittadini di alcuni paesi caratterizzati da iperinflazione (Zimbabwe e Venezuela per citarne un paio) abbiano iniziato ad acquistare Bitcoin per “mettere al sicuro” le proprie finanze.

 

 

È vero che le transazioni in Bitcoin sono anonime?

Questo è un falso mito.

Tutte le transazioni sono registrate e custodite permanentemente nella blockchain pubblica. Sicuramente tracciare le transazioni in Bitcoin è più complesso rispetto al tracciare le transazioni sui canali bancari tradizionali ma complesso non vuol assolutamente dire impossibile.

Esistono sul mercato criptovalute che hanno caratteristiche tali da renderle “maggiormente anonime” rispetto al Bitcoin, come ad esempio Monero.

 

 

Come mai negli ultimi giorni si sente parlare di come alcuni stati (ad esempio la Cina e la Corea del Sud) vogliano vietare il trading di Bitcoin e delle altre monete virtuali?

Le autorità di vigilanza storicamente adottano un approccio wait and see, in quanto vogliono ben capire la materia in tutte le sue sfaccettature prima di intervenire. Per quanto riguarda il Bitcoin e più in generale le monete virtuali, le autorità di vigilanza interverranno quando riterranno che tali attività potrebbero causare problemi alla stabilità finanziaria.

Visto il crescente interesse nella materia – sebbene la capitalizzazione delle criptovalute sia ancora una piccola frazione del totale degli assets mondiali –  nel prossimo periodo assisteremo sicuramente ad un aumento della retorica da parte delle autorità di vigilanza.

 

 

Dove pensi possa andare il prezzo del Bitcoin? Credi sia un fenomeno da monitorare?

Per quanto riguarda la prima domanda bhe… è davvero una domanda da 1 milione di dollari. Non essendo il Bitcoin un’attività finanziaria tradizionale, non ritengo possibile stimare con discreta certezza dove potrebbe trovarsi il prezzo ne domani ne tra un anno.
Sicuramente, visto l’enorme interesse ed il fermento che ruota attorno alla materia e considerando il fatto che il Bitcoin sia una commodity con disponibilità finita, credo che in ottica speculativa il prezzo potrebbe salire ancora, chiaramente tra alti e bassi come ben dimostrato dall’andamento dell’ultimo anno (ad inizio 2017 il prezzo era attorno ai 1.100 USD, ha toccato i 20.000 USD a dicembre 2017 ed ora tratta a circa 12.000 USD).

Ad ogni modo viste le possibili evoluzioni è certamente un fenomeno da monitorare con attenzione.

 

 

Consiglieresti di investire in Bitcoin?


Innanzitutto tengo a precisare che non si parla di investimento ma di speculazione e come tale la compravendita di Bitcoin non è assolutamente adatta ai “deboli di cuore”.

Visti i livelli di volatilità che per usare un eufemismo sono elevati, non mi sentirei di consigliare a nessuno dei non addetti ai lavori di esporsi al Bitcoin o comunque al settore delle criptovalute per più di un 1% del proprio portafoglio complessivo, sempre con la consapevolezza che il valore del Bitcoin potrebbe andare a 100.000 USD come azzerare il proprio valore in quanto effettivamente il Bitcoin avrà valore fino a quando la gente crederà che lo abbia.

 

 

Come si possono acquistare i Bitcoin?

La modalità più conosciuta è quella di acquistarli da exchanges dedicati, come ad esempio Bitstamp, Coinbase, ecc. tenendo chiaramente in mente tutti i rischi che ne conseguono (da non dimenticare quello dei furti da parte di hackers, ecc.) mentre una soluzione alternativa è quella di acquistare strumenti finanziari listati su mercati regolamentati che replicano l’andamento della criptovaluta.

 

 

Cosa ne pensi invece della Blockchain?


Penso che la tecnologia Blockchain, grazie all’abilità di garantire una digitalizzazione delle transazioni rapida ed a basso costo, si rivelerà disruptive e sarà applicata in diversi settori, da quello della finanza al retail.

 

 

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