Dimissioni giustizia ritirate, Adesso.sm attacca: “Motivazioni a dir poco imbarazzanti”

La maggioranza boccia la scelta dell'opposizione: "Speriamo solamente che adesso, finalmente, si possa riportare una discussione delicata come quella negli ambiti che le competono".

[Riceviamo e pubblichiamo]

 

È difficile affrontare con serenità tutto quello che sta accadendo attorno all’attività della Commissione Giustizia, ma ci proveremo, ancora una volta.

 

Ieri sera, durante i lavori del Consiglio Grande e Generale, è successo l’ennesimo Coup de Teatre dei tre membri dimissionari di quella Commissione che, lo ricorderanno i cittadini, nei mesi scorsi hanno accusato di ogni nefandezza, fino ad arrivare a parlare di un vero e colpo di Stato, i colleghi di maggioranza.

 

Prima l’opposizione unita presenta in maniera del tutto irrituale un documento, in Comma Comunicazioni, in cui si chiede di modificare l’Ordine del Giorno del Consiglio in corso. La richiesta è di soprassedere (per la seconda volta) alla sostituzione dei tre membri dimissionari della Commissione Giustizia.

Poi, una volta che la maggioranza ha espresso le sue grosse perplessità per questo atteggiamento, gli stessi membri decidono di ritirare le stesse dimissioni, presentate – è bene ricordarlo – ai microfoni del Consiglio, poi sui media, con parole di fuoco contro Governo e commissari di maggioranza, addirittura tirando in mezzo alla polemica la stessa Reggenza. 

 

Giustificate addirittura con un colpo di Stato in atto le dimissioni non avevano potuto attendere neppure qualche ora per essere presentate secondo i canali più opportuni, ma erano state spiattellate ai microfoni di un Consiglio in corso e accompagnate da annunci di denunce generalizzate nei confronti – così pareva – agli stessi Commissari. 

Dopo due mesi le dimissioni vengono semplicemente revocate.

 

Le motivazioni che accompagnano questo ritiro inaspettato, risultano a dir poco imbarazzanti. A dire dei tre dimissionari, due sarebbero sostanzialmente i problemi nel portare a compimento la sostituzione.

 

Il primo: non era certo che i Consiglieri di maggioranza avrebbero garantito i voti necessari alla sostituzione. Forse per ripicca? Non è dato saperlo. Certo è che si tratta di una motivazione molto debole, visto che stiamo parlando di membri delle Istituzioni e non di bambini dell’asilo, che hanno una responsabilità nel fare in modo che le stesse Istituzioni siano messe in condizioni di lavorare.

 

Il secondo, invece, è che i sostituti non sarebbero stati in grado né all’altezza di prendere eventuali decisioni in merito a questioni “ancora in corso” con cognizione di causa, visto che non hanno partecipato ai lavori precedenti. Altro dubbio senza senso, visto che i sostituti sarebbero – ovviamente – stati messi nella condizione di accedere ai dettagliatissimi atti di quelle sedute, e avrebbero – altrettanto ovviamente – potuto confrontarsi con gli stessi dimissionari per essere messi a conoscenza di qualsiasi cosa fosse avvenuta, anche fuori verbale.  

 

Nel famoso comunicato domenicale dei venticinque in cui si parlava apertamente e senza vergogna di un colpo di Stato in atto – che pare abbia allarmato più di una diplomazia estera, si parlava di una forzatura nel convocare un Consiglio Giudiziario Plenario senza 3 membri di opposizione dimissionari. 

Membri che poi, come si è visto, ogni volta che hanno avuto l’occasione di essere sostituiti si sono rifiutati di farlo, facendo perdere un giorno di Consiglio a dicembre con un ostruzionismo serrato, poi con la pantomima messa in atto nella giornata di ieri. 

 

Nel frattempo il Collegio dei Garanti, il nostro supremo organo giudiziario, ha senza mezzi termini definito completamente infondato e irricevibile il ricorso dell’opposizione che prefigurava abusi di potere nelle istituzioni e un fantomatico colpo di stato, ormai ridotto a barzelletta.

 

L’unica cosa positiva di tutto questo circo, è che è stato appurato che in tutta questa vicenda di forzature ne sono state fatte, si, ma non da parte della maggioranza.

Speriamo solamente che adesso, finalmente, si possa riportare una discussione delicata come quella negli ambiti che le competono.

 

Adesso.sm