La sonda Voyager 1 sorprende ancora: propulsori riaccesi dopo 37 anni

Gli ingegneri della Nasa sono riusciti a far funzionare i dispositivi per la prima volta dal 1980. Dopo quasi 40 anni che non venivano usati e da una distanza di 21 miliardi di km.

Le sonde Voyager continuano a stupire studiosi e appassionati per la loro straordinaria longevità. In viaggio nello spazio dall’estate del 1977, i due marchingegni in 40 anni hanno messo tra noi e loro una distanza inimmaginabile: Voyager 1, lanciata  il 5 settembre, si trova a 13 miliardi di miglia circa dal nostro pianeta, e la sua gemella Voyager 2 a 11 miliardi di miglia. Rispettivamente, al di là delle distanza, una nello Spazio interstellare e l’altra nell’elioguaina, lo strato più esterno dell’eliosfera, dove il vento solare frena a causa dell’interazione con il vicino spazio interstellare. Come se questo non fosse abbastanza, oggi arriva notizia di un nuovo risultato strabiliante: un set di propulsori della sonda Voyager 1 è ripartito mercoledì 29 novembre, dopo essere rimasto inutilizzato dal 1980, e obbedendo ai comandi da una distanza di 21 miliardi di km. La sonda, come la gemella Voyager 2, si affida a una serie di propulsori per orientarsi in modo da poter comunicare con la Terra. Questi dispositivi si accendono a piccoli impulsi, paragonabili a “soffi” di pochi millisecondi, che causano lievi rotazioni e aggiustamenti dell’antenna della sonda. Dal 2014 è chiaro che i propulsori di assetto della Voyager 1 si stanno degradando, e che per imprimere la stessa rotazione di un tempo, servono più “soffi” di una volta. Gli ingegneri della Nasa hanno così pensato di provare a riattivare 4 propulsori di backup posti nella parte bassa della sonda, identici per funzionalità a quelli di assetto, e che fanno parte della cosiddetta TCM (Trajectory Correction Maneuver), una manovra di correzione della traiettoria della Voyager. Questi propulsori non venivano usati dall’8 novembre 1980, cioè dal passaggio della Voyager in prossimità di Saturno. Gli scienziati della Nasa hanno rimesso insieme decenni di dati e recuperato un software di programmazione in un linguaggio ormai superato, per risvegliare questi propulsori in sicurezza. Il segnale è stato inviato martedì 28 novembre. Il 29, dopo le 19 ore e 35 minuti di ritardo delle comunicazioni, le antenne della Nasa a Goldstone hanno ricevuto la conferma che tutto è filato alla perfezione. Il successo dell’operazione dovrebbe prolungare l’operatività della sonda di due o tre anni rispetto al 2020-2025, la data stimata per la degradazione totale dei propulsori principali. La stessa manovra potrebbe essere tentata anche per la Voyager 2, la cui strumentazione, al momento, appare però meno usurata.