Riconoscenza

Migranti, l'intervento di Andrea Mularoni: "Tutto questo egoismo crescente, che nei social network trova il suo sfogo naturale, non sembra in grado di poter risolvere nulla"

[Riceviamo e pubblichiamo]

 

Amore lo sai pensavo una cosa: cioè questi questi… queste persone che arrivano dai paesi in guerra, paesi dove c’è la carestia, la fame, o fosse anche solo la povertà estrema: se fossero accolti come si deve nella nostra nazione cioè… svilupperebbero negli anni un sentimento di riconoscenza tale! Cioè, io invecchiando non voglio ritrovarmi a vivere in una città dove ci sono interi quartieri di persone che mi odiano per il modo in cui sono stati trattati quando sono arrivati qui. Cioè, io voglio essere tranquillo. Voglio avecce una vecchiaia tranquilla.

Se queste persone che arrivano in Italia, se fossero accolte, protette e aiutate nel loro percorso di inserimento…. cioè, svilupperebbero un tale sentimento di riconoscenza verso questa nazione! Potrebbero diventare veramente i migliori italiani di sempre. Cioè non essere sempre degli individualisti, egoisti, pronti a fregarsi uno con l’altro come siamo noi. Cioè, questi farebbero dei figli e questi figli probabilmente amerebbero questa nazione e pagherebbero le tasse fino all’ultimo centesimo. Cazzo, sarebbero riconoscenti a una nazione che gli ha aiutati e li ha protetti quando ne avevano bisogno. Cioè… metterebbero il tricolore appeso fuori dalla finestra. Se lo legherebbero al collo senza provare quella vergogna che talvolta proviamo noi. Mi immagino queste persone che studiano, diventano astronauti e vanno su Marte. Cioè, ci pensate? Il primo italiano nero su Marte”.

 

 

 

Questo pezzo, tratto dal cortometraggio di Gian Alfonso Pacinotti – in arte GIPI, celebre autore di fumetti italiano – “Occhiali mentali” non cambierà nulla nella testa di chi pensa che il problema più grande dei tempi in cui viviamo sia “l’invasione straniera”. Così, dopo l’ennesimo post su Facebook delle ultime settimane dove tanti sammarinesi – alcuni molto giovani – hanno pensato di riversare tutta la frustrazione che attanaglia le loro vite verso la possibilità di svolgere, come stato sovrano, la nostra parte in una delle tante problematiche europee, ho deciso di ribaltare i giochi.

 

Abbassare i toni. Prendermi 10 minuti per pensare. Fantasticare un po’. In fondo tutto questo egoismo crescente, che nei social network trova il suo sfogo naturale, non sembra in grado di poter risolvere nulla.

 

 

Si, ecco una grande realtà: scrivere frasi del tipo “tutti a casa sti delinquenti che ci rubano il lavoro” o “voglio vivere senza la paura di andare a far la spesa” fino ai fantastici “saprei io come fare, datemi un fucile”, non risolveranno il problema immigrazione. A patto che l’immigrazione sia davvero un problema. A tal proposito, tutte le ricerche di settore sono unanimi nel constatare che regolarizzare gli immigrati dimezza il tasso di criminalità. Naturalmente non lo dico io, ma tanti studi autorevoli, tra cui uno pubblicato nel 2017 dal dottor. Paolo Pinotti, docente dell’Università Bocconi di Milano. Questo però, ai tanti accecati dall’odio, non interessa.

 

 

Dovrebbe invece interessare a tutti quello che le ricerche non dicono: quanto gli immigrati irregolari siano utili a molti.

 

Ai partiti xenofobi, per avere uno spauracchio elettorale da agitare, così da guadagnare voti.

Ai datori di lavoro disonesti, per avere a disposizione manodopera a basso costo.

Alle varie mafie, per guadagnare sul traffico di esseri umani, meno rischioso di quello legato alle sostanze stupefacenti.

Alle industrie delle armi che, sulle nostre presenti e future paure (la sicurezza personale) sfregano già le mani, pensando ai facili ricavi che ne trarranno.

 

 

Vedere tutto questo è, naturalmente, molto più complicato. Molto meno comodo. Servirebbe il pensiero critico, il discernimento di elaborare la bomba di informazioni che ogni giorno cade sulle nostre teste. L’essere grati di essere nati in una parte fortunata di mondo. Il cercare di dare forma alla società del futuro, quella dei prossimi 50 anni, non quella con cui avremo a che fare domani mattina. Ma questa volontà, nello schizzofrenico modello di vita che ormai sembra essersi affermato, purtroppo non c’è.

 

 

Pensieri come quelli di GIPI mi aiutano a non perdere le speranze. A pensare che, prima o poi, la solidarietà umana tornerà a essere a un valore.

 

 

Andrea Mularoni