Riforma pensioni, Csu irritata dall’ultima scelta del governo

I leader dei due sindacati commentano l'annuncio di voler avviare un ciclo di incontri sul tema con la cittadinanza. "Con l’apertura di un confronto diretto governo-cittadini, la concertazione avviata con le organizzazioni che rappresentano i lavoratori e i pensionati è a questo punto archiviata?”

Il segretario generale Cdls Riccardo Stefanelli

 


Nel merito, continuano i segretari CSU, “sulle linee di indirizzo illustrare dall’Esecutivo al tavolo del confronto da parte sindacale non ci sono pregiudiziali insormontabili: sia sul passaggio da quota 100 a 103 per le pensioni di anzianità e di far salire a 67 anni l’età per quelle di vecchiaia abbiamo ripetutamente raccomandato una passaggio graduale, così come sull’ipotesi di aumentare il contributo di solidarietà.

 

 

Mentre riteniamo il contributo dello Stato, che sembra sparito tra le ipotesi di riforma, un capitolo imprescindibile per riequilibrio dei conti previdenziali.

Così come sulla verifica delle prestazioni in essere c’è disponibilità al confronto, non certo però in termini penalizzanti e partendo da un reale discorso di equità fiscale fatto a largo raggio.

Invece non ci convince affatto l’idea di passare dall’attuale sistema retributivo a quello contributivo perché produrrebbe, a differenza dell’attuale, il risultato di dare di più ai redditi elevati e di meno a quelli più bassi e bisognosi di solidarietà. E comunque qualsiasi intervento non potrà essere di natura retroattiva ed incidere sulle pensioni in essere”.

 


“Riteniamo, insomma, che dopo tanti ritardi e sottovalutazioni, la riforma previdenziale sia nell’interesse dei lavoratori, ma che non servono atteggiamenti ondivaghi e neppure un approccio di tipo contabile – ragionieristico, con il risultato di produrre una generazione di futuri pensionati a basso reddito”.

 

 

Per questo, ribadiscono infine Tamagnini e Stefanelli, “se la decisione del Segretario alla Sanità di avviare un confronto diretto con i cittadini va nelle direzione di marginalizzare le forze sindacali su un tema di così forte natura contrattuale come quello delle pensioni, che tocca cioè direttamente il risparmio di migliaia di lavoratori e pensionati, ci vedrà costretti ad aprire al più presto un ampio e serrato confronto sui luoghi di lavoro e tra la popolazione anziana per ribadire punto su punto le prerogative del sindacato per una riforma pensionistica equa e solidale”.