Savorelli torna a parlare sul Corsera: “Io cacciato perché volevo fare pulizia”

L'ex Dg di Bcsm racconta la propria verità: "Sono stato defenestrato dal governo dopo aver presentato una relazione sulla Cassa di risparmio di San Marino, e le azioni da intraprendere. Di fronte alle scelte necessarie, molto dure, quattro ministri hanno preso l’iniziativa di farmi uscire". Duro il giudizio sul governo: "Non ha avuto il coraggio e la forza di far entrare persone nuove e di cambiare le regole, per ragioni di potere e per la connivenza con il passato di diversi suoi esponenti"

Dopo mesi di silenzi e mentre la magistratura sta indagando per l’acquisto di titoli da parte della Bcsm all’epoca da lui guidata, Lorenzo Savorelli torna a parlare in pubblico.

E lo fa, non a caso, dalle colonne del Corriere della Sera intervistato da Federico Fubini, penna che ha scritto spesso delle banche di San Marino dopo che in via del Voltone si sono insediati Wafik Grais a presidente e Savorelli a Direttore generale.

 

Lo stesso Fubini, è stato uno dei relatori la scorsa estate dell’ormai famoso convegno durante il Meeting di Rimini organizzato dall’Advantage Financial su “prospettive globali di crescita e dinamiche dei piccoli Stati e delle Città-Stato”. 

 

 

Insieme a Fubini – che alla fine non si presentò – finirono sul palco Francesco Confuorti, presidente della Advantage Financial e l’allora presidente Grais

Quell’evento fu determinante per le sorti dello stesso Savorelli. L’ex Dg infatti era tra il pubblico e fece il dito medio ad un fotografo di una testata sammarinese che, giustamente, lo stava immortalando. Quella foto fece molto clamore e ruppe gli ultimi argini che proteggevano Savorelli all’interno della maggioranza. Pochi giorni dopo infatti arrivò la cessazione dell’incarico dal Consiglio direttivo di Bcsm, su spinta del governo.

 

 

 

Ma torniamo all’intervista. 

Savorelli parla di un buco nel sistema bancario di San Marino di “dimensioni comparabili al Pil del Paese” e afferma che per questo motivo il Titano ha una strada obbligata: chiedere un salvataggio “alle istituzioni internazionali e ai mercati”.

Ma “l’azione della banca centrale rivolta a reperire risorse è stata bloccata”, spiega.

 

“Non mi sono dimesso – racconta rispondendo alle domande di Fubini – sono stato defenestrato dal governo dopo aver presentato una relazione sulla Cassa di risparmio di San Marino, e le azioni da intraprendere. I bilanci di questa banca, la principale di San Marino, non erano veritieri. Di fronte alle scelte necessarie, molto dure, quattro ministri hanno preso l’iniziativa di farmi uscire. Rappresentati del governo sono entrati nel consiglio della banca centrale per farmi mandare via, in barba all’autonomia dell’istituto”.

 

 

Ma l’affondo nei confronti di chi lo ha sfiduciato non finisce qui. “Manca la scelta di intervenire duramente per mettere persone competenti e trasparenti” dice ancora Savorelli. “Il governo non ha avuto il coraggio e la forza di far entrare persone nuove e di cambiare le regole. Non era nel suo interesse, per ragioni di potere e per la connivenza con il passato di diversi suoi esponenti”.

 

Parlando delle cause del dissesto Savorelli racconta che “gli impieghi erano investiti in gran parte in attivi di dubbia qualità, prestati a un numero limitato di soggetti. C’è una forte concentrazione dei debiti. E una forte sovrapposizione fra questa concentrazione e le sofferenze bancarie, a mio parere”.

“Insomma – domanda sibillino il giornalista – un’oligarchia si è indebitata e ha causato gravi perdite alle banche. È legata alla politica?”

“San Marino ha 33 mila abitanti. – risponde l’ex dg di Bcsm – Le parentele attraversano l’intero sistema. Vengono permessi comportamenti che altrove sarebbero inaccettabili. Abbiamo fatto un’indagine sulle procedure di gestione del rischio, credito e compliance delle banche e non ce n’era una che non risultasse gravemente al di sotto di standard riconosciuti”.

 

 

 

 

Savorelli quindi si difende indirettamente dalle accuse per le quali è indagato dal tribunale sammarinese: “Noi abbiamo fatto interventi di liquidità, legittimi e di sistema. Le autorità erano sulla buona strada, ma servono credibilità e un programma coerente. E non ci sono. Manca la volontà di interferire”.

 

“Una restaurazione da parte dei corresponsabili del disastro?” attacca l’articolista.  

“Sì. – risponde secco Savorelli – Anche attraverso nuove figure nella banca centrale. Io sono arrivato a maggio 2016 e ci sono voluti 7 mesi per fare approvare l’idea di un esame degli attivi (il famoso Aqr, ndr). Su quello è caduto il governo: anche solo decidere di guardare cosa c’era dentro le banche è stato drammatico. Immagini gestire i risultati”.

 

 
 

 

 

Dunque Savorelli e Fubini forniscono ai lettori del principale quotidiano italiano l’immagine di un Paese che non vuole affrontare i propri problemi e caccia in malo modo chi prova ad intervenire. Senza però indicare le conseguenze a cui San Marino sarebbe andato incontro percorrendo la strada indicata dallo “sceriffo”, come si definì lo stesso Savorelli. Il sistema bancario era (ed è) provato dalla chiusura forzata di Asset Banca e un intervento restrittivo su Cassa di Risparmio, come il blocco dei pagamenti, avrebbe comportato un colpo durissimo per la tenuta di un paese già in difficoltà.

 

 

L’intervista termina con un ultimo messaggio intimidatorio. “L’Italia dovrebbe lanciarsi in un salvataggio di San Marino?” domanda Fubini. 

“Qualsiasi partner internazionale – è la risposta – che volesse intervenire a sostegno del sistema dovrebbe avere un controllo diretto sulle misure e la serietà degli interventi. E evitare il rischio che ci sia un appello a fonti opache“.

 

Leggi tutta l’intervista.